Delitto al mercatino di Natale – Helen Cox – Piemme

Delitto al mercatino di Natale. A York le luci scintillano e al mercatino si respira aria di festa. Tutto perfetto, finché durante la rappresentazione di Canto di Natale Leonard Bell crolla a terra. Morto stecchito. E non per colpa del pranzo natalizio: è stato avvelenato. Quando c’è un mistero nell’aria, Kitt Hartley, bibliotecaria e lettrice instancabile di gialli con una certa inclinazione a ficcare il naso dove non dovrebbe, non può certo restare con le mani in mano. Con l’appoggio degli amici di sempre – l’inseparabile Evie, il detective Halloran, Ruby, la “medium” di quartiere – Kitt si mette sulle tracce dell’assassino. Il Natale di York si tinge di nero, e smascherare il colpevole prima che colpisca ancora diventa l’unico regalo che Kitt può fare ai suoi concittadini.

(altro…)

Quello che possiamo sapere – Ian McEwan

Quello che possiamo sapere – Ian McEwan – Einaudi

Quello che possiamo sapere. Nell’ottobre del 2014, durante una cena tra amici, il grande poeta Francis Blundy dedica alla moglie Vivien un poema che non verrà mai pubblicato e di cui si perderanno le tracce. Un secolo più tardi, in un mondo ormai in gran parte sommerso dopo un Grande Disastro, lo studioso di letteratura Thomas Metcalfe scopre degli indizi che puntano a un intreccio amoroso e criminale. Ma che ne sappiamo degli uomini e delle donne del passato, con le loro passioni e i loro segreti? E che sapranno i nostri discendenti di noi e del mondo guasto che gli lasceremo in eredità? Nel maggio del 2119 Thomas Metcalfe, studioso di letteratura del periodo 1990-2030, si reca per l’ennesima volta alla biblioteca Bodleiana per consultarne gli archivi, a lui arcinoti, nel tentativo di scovare qualche scampolo di informazione inedita sull’oggetto dei suoi interessi, la fantomatica “Corona per Vivien” del grande poeta Francis Blundy, mai ritrovata. Il viaggio è disagevole, ora che la Bodleiana è stata trasferita nella Snowdonia, nel Nord del Galles, per sottrarre il suo prezioso contenuto alle acque che, dopo il Grande Disastro e l’Inondazione che ne seguì, sommersero l’originaria sede, a Oxford, e gran parte della terra. Ma gli abitanti del ventiduesimo secolo, sopravvissuti a quella catena di eventi, sono avvezzi al disagio e alla penuria, e inclini a guardare alla ricchezza e alla varietà del mondo precedente ora con rabbia ora con sognante nostalgia. Forse anche così si spiega l’ossessione di Metcalfe per il poemetto perduto. Miracolo di costruzione poetica, la Corona di Blundy fu composta poco più di cent’anni prima, nel 2014, in occasione del compleanno della moglie Vivien, e recitata un’unica volta durante i festeggiamenti presso il Casale dei Blundy, in un tripudio di vini e cibi deliziosi e ora introvabili, alla presenza della loro cerchia di amici. Facendo riferimento al celebre banchetto del 1817, cui parteciparono Keats e Wordsworth, l’evento fu successivamente definito «Secondo Immortal Convivio». La profusione di diari, corrispondenze e messaggi disponibili racconta delle correnti di amore e invidia che attraversavano tutti i partecipanti, del primo marito di Vivien, il liutaio Percy, e della malattia degenerativa che si era impossessata del suo cervello, delle ambizioni represse della donna. Ma dell’agognata “Corona per Vivien” neanche l’ombra. Che fine ha fatto la sublime poesia della cui stessa esistenza ormai i più dubitano? Quale verità si cela dietro la sua scomparsa? E quale differenza potrebbe mai fare il suo ritrovamento? Sarà un’intuizione geniale a fornire l’indizio che orienterà Metcalfe in una caccia al tesoro stevensoniana nell’ignoto. Il suo viaggio svelerà una storia d’amore e di compromessi e un crimine impunito, e getterà una luce nuova su figure che le parole tramandate gli avevano fatto credere di conoscere intimamente. (altro…)

I migliori del 2025

 

 

 

Come ogni anno propongo a te cara lettrice/caro lettore le migliori letture dello scorso anno fatte dalla redazione del blog.

 

Martina Ricci

  • KPAX di Gene Brewer

Un libro che mi ha spiazzato e incuriosito fino all’ultima pagina. È uno di quei romanzi che ti fanno dubitare di ciò che è reale e di ciò che non lo è, lasciandoti addosso più domande che risposte. L’ho trovato delicato, inquietante e sorprendentemente umano.

  • Miss Bee e il cadavere in biblioteca di Alessia Gazzola

Una lettura leggera e intelligente, perfetta quando si ha voglia di un giallo che non si prende troppo sul serio. Mi ha divertito l’atmosfera e il personaggio di Miss Bee, brillante e ironico, capace di rendere l’indagine un gioco elegante.

  • I terrestri di Murata Sayaka

Un romanzo disturbante e fuori dagli schemi, che mi ha messo profondamente a disagio… nel modo giusto. È una lettura che scava nella normalità e la rende improvvisamente estranea, costringendo il lettore a interrogarsi su cosa significhi davvero “essere umani”.

  • Tutti hanno segreti a Natale di Benjamin Stevenson

Terzo libro delle avventure di Ernest Cunningham. Un giallo natalizio originale e divertente, costruito come un vero calendario dell’Avvento. Capitolo dopo capitolo, l’indagine si intreccia con l’attesa del Natale, mantenendo un tono ironico e metanarrativo che rende la lettura scorrevole e sorprendente.

  • Il club dei delitti del giovedì di Richard Osman

Primo volume di un’inaspettata commedia gialla. L’idea di un gruppo di pensionati detective è geniale e funziona benissimo: teneri, arguti e molto più svegli di quanto chiunque si aspetti. Una serie che mi ha conquistato per il suo equilibrio perfetto tra mistero e umorismo.

  • Scene di una domesticazione di Camila Sosa Villada

Una lettura intensa e viscerale, che non cerca di essere comoda o rassicurante. Mi ha colpito per la forza della voce narrante e per il modo in cui racconta il desiderio, il corpo e la trasformazione senza filtri.

  • La casa sul mare Celeste e Da qualche parte al di là del mare di TJ Klune

Il mondo creato da Klune è accogliente senza essere stucchevole e i personaggi risultano credibili proprio nella loro diversità. Sono storie che parlano di famiglia e appartenenza con semplicità, lasciando una sensazione di equilibrio e continuità più che di pura commozione.

  • Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno di Benjamin Stevenson

Un thriller brillante che gioca apertamente con le regole del genere. Ho adorato il modo in cui l’autore rompe la quarta parete e coinvolge il lettore, rendendo l’indagine una sorta di gioco intelligente e pieno di colpi di scena.

  • Yellowface di Rebecca Kuang

Una satira tagliente che mi ha messo spesso a disagio per quanto è lucida e spietata. È un libro che non fa sconti e che costringe a guardare da vicino il mondo editoriale, il successo e l’ipocrisia che può nascondersi dietro di essi.

  • Scandalo a Hollywood di Felicia Kingsley

Una lettura fresca e scorrevole, perfetta per staccare la testa. Tra romanticismo e ironia, è uno di quei romanzi che si divorano con piacere e che riescono a intrattenere senza pretese.

  • Io sono Persefone di Daniele Coluzzi

Una rilettura affascinante del mito di Persefone, che restituisce profondità e autonomia a un personaggio spesso raccontato solo come vittima. Mi è piaciuto il percorso di crescita e di emancipazione, sospeso tra luce e oscurità.

Isabella Fattori

La Primula Rossa della Baronessa Emma Orczy:

la vicenda (una delle tante storie che compongono il Ciclo della Primula Rossa) è ambientata nel periodo della rivoluzione francese e del Terrore. In questo clima di tensioni, violenze e esecuzioni capitali, giunge in Francia una figura misteriosa a capo di una lega con l’obiettivo di portare in salvo i nobili francesi ora perseguiti. Questo eroe firma le sue imprese con un piccolo fiore rosso, che gli vale dunque il nome di Primula Rossa. Dietro la maschera dell’eroe, si nasconde in realtà Sir Percy Blakeney, nobile inglese che mette a rischio la propria vita missione dopo missione.

In questo scritto del Ciclo, l’identità della Primula Rossa è in pericolo ma la vicenda che viene mostrata non è niente altro che un piano ben congeniato in cui l’eroe ne uscirà vincitore, sebbene un poco ammaccato. Si tratta dunque di un romanzo appassionante dal punto di vista narrativo e tematico che soddisfa anche gli amanti del romance poiché oltre alle imprese dell’eroe, il romanzo lascia molto spazio al rapporto tra Sir Blakeney e la moglie che, all’oscuro della seconda vita del marito, intraprende un’avventura con lo scopo di salvarlo e riconquistare il suo amore.

L’amante della Cina del Nord di Marguerite Duras:

venuta a conoscenza della morte del protagonista degli eventi già narrati in un altro romanzo scritto sette anni prima, la Duras ripercorrere la storia di quell’amore impossibile nato tra una quindicenne bianca cresciuta nell’Indocina francese in una famiglia assai povera e un ricco giovane cinese in procinto di sposarsi e con un futuro già stabilito dalla sua famiglia. Il romanzo è dunque una riscrittura dove l’autrice considera gli eventi con un tono più affettuoso e nostalgico rispetto al primo romanzo, narrato in prima persona e dai cui eventi veniva presa una certa distanza. Si tratta del grande amore della vita della Duras e ci trasmette una narrazione profonda e a tratti straziante, non solo perché offre un realistico panorama della avversità che i francesi poveri in Indocina dovevano affrontare quotidianamente, ma anche, e soprattutto, ci narra di un amore sbagliato (per quel tempo impensabile una relazione tra una bianca e un cinese senza contare la differenza di ricchezza) che tenta di prevalere sul destino che incombe su entrambi i protagonisti senza alcun successo. La composizione del romanzo ricorda quella di un copione cinematografico e spesso si trovano a piè pagina delle annotazioni che la Duras ha inserito con l’intenzione di dare delle indicazioni per un eventuale futuro film. Ciò rende talvolta difficile la lettura, resa già complicata dalla forza espressiva delle scene rappresentate.

La morte a Venezia di Thomas Mann:

il protagonista della vicenda è Gustav von Aschenbach, famoso autore cinquantenne di grande successo, rimasto vedovo sente il desiderio di viaggiare e avere nuove esperienze, per cui decide di partire e approda a Venezia. Qui, tra gli ospiti dell’albergo in cui alloggia, la sua attenzione cade su una nobile famiglia polacca: tra di loro vi è un ragazzo, Tadzio, di circa quattordici anni di una bellezza eterea che da quel momento in poi non lascerà mai i pensieri dell’artista. Ogni giorno lo cerca fino a diventarne una vera e propria ossessione e quando il fanciullo gli rivolge, una sera, un sorriso ambiguo, von Aschenbach perde ogni forza di poterlo lasciare e nemmeno il pericolo incombente del colera nella città lo spinge a lasciare l’albergo, portandolo così alla morte.

Il romanzo, molto breve, ha una grande forza narrativa che spinge il lettore a continuare nella lettura senza pausa. Il desiderio che il protagonista ha verso Tadzio, oltre che dovuto a un impulso omossessuale, forse represso fino ad allora, e che mai si concretizzare in alcun tipo di contatto, è da ricondurre anche a ciò che il fanciullo rappresenta simbolicamente: una gioventù svanita e un’ideale di bellezza classica a cui il suo ammiratore aspira dal punto di vista artistico.

Clarissa De Rossi

Le tre letture di quest’anno che più ho apprezzato sono “Corpi celesti” di Jokha Alharthi, una scrittrice omanita che mia ha piacevolmente sorpresa e di cui voglio leggere ancora, “Cristiani di Allah” di Massimo Carlotto che mi ha riportato in un tempo lontano, una Algeri anarchica e violenta e “La pelle” di Curzio Malaparte, il primo libro che leggo di questo scrittore e che mi ha commosso nella sua descrizione di un’Italia sconvolta dalla guerra. Poi ho riletto libri che ogni tanto “rinfresco” perché li considero parte di me: “La luna e i falò” di Cesare Pavese, “Le voci di Marrkech” di Elias Canetti e “Creatura di sabbia” di Tagar Ben Jelloun. Ho letto per la prima volta “1984” di George Orwell. Ebbene si, la prima volta! Non amo questo genere ma devo dire che è un romanzo attualissimo che fa riflettere molto sulle dinamiche globali dei nostri giorni, consigliatissimo.

Maria De Franco

A fine anno mi piace andare a riguardare i libri che ho letto e, soprattutto, mi piace riassaporare le emozioni che mi hanno trasmesso. Vi propongo le mie migliori letture del 2025, ma non faccio una classifica, semplicemente elenco quelli che mi sono piaciuti di più, tutti a pari merito.

Il mio spicchio di cielo di Loredana Cefalo,

un romanzo storico che ci porta tra Francia e Italia sul finire dell’Ottocento, mentre i venti della Rivoluzione francese mettono in crisi il potere costituito.

Elemys di Delia Monfrecola,

un romanzo fantasy che parla di amore, amicizia, famiglia, di lotte di potere e tradimenti ma anche di lealtà e consapevolezza di sé.

E’ solo il mio nome di Marco Lugli,

fa parte di una serie di gialli ambientati principalmente in Salento, con protagonista il commissario Luigi Gelsomino, provato da una brutta vicenda familiare, che lo rende a volte apatico ma molto umano.

Cercami di Margherita Gagliardi Tonin,

un thriller psicologico che mi ha tenuta incollata alle pagine e con un finale assolutamente imprevedibile.

Senza filtri di Maida Bovolenta,

un romance con sfumature thriller che potrebbe avere come sottotitolo “l’amore e l’amicizia ai tempi di instagram”.

Carmela in libertà di Elvira Rossi,

ambientato nelle campagne di Avellino negli anni Cinquanta è incentrato sulla figura di Carmela, figlia di una coppia di mezzadri, una protagonista che non si può non ammirare per il suo coraggio e la sua determinazione.

Domino di Riccardo Bruni,

fa parte della fortunata serie dedicata all’investigatore privato Dante Baldini e ambientata a Rocca Tirrenica, amena località di mare nata dalla fantasia dell’autore.

L’ultima canzone all’Eden di Maria Luisa Minarelli,

romanzo storico ambientato a Bologna negli anni Trenta.

Piemonte e misteri di Luca Scopitteri,

l’autore ci porta in Piemonte tra lupi mannari, masche e sparizioni misteriose con una buona dose di ironia e inquietudine.

Il giorno in cui sei scomparso di John Marrs,

thriller psicologico che ci porta nella fragilità della mente umana.

Massimiliano Mascalzi

I fratelli Karamazov – Fedor Dostoevskij 

Un’epopea indimenticabile, un romanzo di personaggi, la maggior parte dei quali memorabili, perché alla fine della fiera Dostoevskij è soprattutto un grande narratore di personaggi e le storie, che spesso si accavallano quasi senza un percorso prestabilito, sono al loro servizio e non viceversa. Da leggere almeno una volta nella vita.

Dracula – Bram Stoker

Letto con molti anni di ritardo, a causa anche del film che mi aveva impressionato parecchio. Thriller, fantasy, mistery, un capolavoro impossibile da etichettare che giustamente ha influenzato letteratura, cinema, e tanto di più.

Il ventre di Parigi – Emile Zola 

Ancora una volta entrando nel mondo di Zola, qualunque mondo decida di raccontare, si fa fatica ad uscirne. Un romanzo dove il mercato è il principale protagonista, con tutta l’opulenza del cibo e delle protagoniste femminili che di sicuro non incarnano la bellezza tipica delle moderne indossatrici. Opulenza che spesso si affianca agli eccessi, all’esagerazione, ma Zola resta una garanzia di lettura assoluta.

La morte di Auguste – Georges Simenon 

Forse non il suo romanzo più conosciuto ma di certo uno di quelli che meglio riesce a coniugare il giallo con l’approfondimento psicologico di cui Simenon è ancora oggi maestro difficile da eguagliare.

I lupi dentro – Edoardo Nesi

Gli anni 80 sviscerati in tutte le salse, anche musicalmente sebbene il brano che scandisce il romanzo sia del 1969. Un come eravamo ma anche un come siamo diventati…e nel cambio non ci abbiamo guadagnato.

Amok – Stephen Zweig 

Il solito Zweig attento e sopraffino esploratore dell’animo umano. E che siano anche cento paginette come in questo caso il succo non cambia anzi è sorprendente scoprire come questo scrittore riesca a concentrare in così poche pagine una così ampia galleria di sentimenti.

Il leopardo – Jo Nesbo

Se esistono ancora dei thriller in grado di diventare dei classici non dico li scriva solo lui ma quasi. Questo è parecchio lungo e gli omicidi piuttosto efferati però scorre che è un piacere e da Nesbo, almeno io, riesco a farmi raccontare di tutto, anche l’inverosimile.

Il generale del re – Daphne du Maurier

A dispetto del titolo è soprattutto un romanzo d’amore e a dispetto del suo essere romanzo d’amore non è di quelli tremendamente zuccherosi. Basta per inserirlo tra le migliori letture dell’anno? Dipende da quanto uno ha letto, nel mio caso, essendo stato misurato nel 2025, direi di sì.

Tanta ancora vita – Viola Ardone

Lei è certamente una realtà della nostra narrativa ed è bello che decida di cambiare registro in questo suo ultimo lavoro. Il male di vivere dei nostri giorni, le difficoltà che abbiamo nel rapportarci con gli altri, e un pizzico di romanzo di formazione che non guasta. Peccato per un finale secondo me un po’ astratto e forse poco attuabile più che improbabile.

L’Antico amore – Maurizio De Giovanni 

Il De Giovanni che commuove, con il finale che non ti aspetti, bellissimo, insomma non si vive di solo commissario Ricciardi e/o Pizzofalcone, e meno male aggiungo io.

Raffaella Bordonaro

Narghilè al mirtillo nero – Paolo Murano

Un libro esplicito, schietto e senza peli sulla lingua. Ma non per questo volgare o crudo. Scorrevole e intrigante al punto giusto. Una lettura che parla di temi importanti, nemmeno troppo celati, sotto una superficie fatta di leggerezza, alcol e musica.

Sono ancora con te – Michela Ramaccioni

La scrittura di Michaela, semplice e fruibile, ci catapulta tra Roma, Grottaglie e Parigi, in una sorta di viaggio che i personaggi compiono per trovare loro stessi, la consapevolezza e anche, forse, la salvezza. Con un amore grande a sostenerli e senza il quale ogni battaglia sarebbe stata persa in partenza.

Katia, la maestra del piacere sospeso – Valentino Fiaccola

Un erotismo elegante, piacevole da leggere e da scoprire, mai volgare, mai rozzo né dozzinale. Anzi, sempre ricercato, raffinato e tuttavia molto reale.

Sopravvivere al lunedi mattina con Lolita – Guendalina Middei

La letteratura ci salva, letteralmente. E con la Prof. affronterete un nuovo entusiasmante viaggio che ancora una volta vi lascerà addosso ottime vibrazioni. E tanta voglia di andare in libreria!

Io che ti ho voluto così bene – Roberta Recchia

Un romanzo forte, ricco, pieno di colori, di sfumature e di immagini. Scritto in maniera fluida, agile, senza intoppi né momenti noiosi. Lo inizi, ti travolge e non riesci più a smettere di leggerlo. Ti farà commuovere come pochi. E giunto alla fine ti farà chiedere… “è già finito?”. Strepitoso, sorprendente, imprevedibile.

Oltre ogni dubbio – Maura Puccini

Scorrevole, accattivante e digeribilissimo, anche da chi non è avvezzo leggere gialli. La penna di Maura è sempre piacevole, coinvolgente e appassionante.

Jamais – Samanta Fugazza

Un libro che ho trovato godibilissimo, di facile lettura, scorrevole e… sorprendente! Sì, perché in più di un’occasione ha preso strade che non avrei mai immaginato, lasciandomi letteralmente a bocca aperta!

Fili magici – Cosimo Pedone

Un libro che mi è entrato dentro e difficilmente riuscirà ad uscire! Consigliatissimo!

Non essere chi sei! – Chiara Pozzati/Francesco Talarico

Scrittura godibilissima, scorrevole e attraente per un testo che si legge davvero con curiosità e impazienza. Una storia che appassiona, scuote, ti entra dentro. E ti spinge a riflettere. Maledettamente!

Io, Capitano – Jaxon Newmann

Scrittura godibilissima, scorrevole e attraente per un testo che si legge davvero con curiosità e impazienza. Una storia che appassiona, scuote, ti entra dentro. E ti spinge a riflettere. Maledettamente!

Patrizia Rogna

Quest’anno le mie letture sono state in gran parte determinate dalla necessità di leggerezza per bilanciare le gravosità della vita.

Per me la distrazione sono i libri gialli, qualche romanzo rosa per il morale e Carrisi che non manca mai.

1)I casi della PM Daniela Luccarini –  Cesare A. Bellentani

Una serie di oltre 20 libri in cui la protagonista, la PM Daniela Luccarini si occupa di vari casi in parte intrecciati alla sua vita personale

2)Come l’arancio amaro da Milena Palminteri

Una saga familiare ambientata in Sicilia

3)Le indagini di Agata Cornero da Carmen Laterza

4)Appuntamento in terrazzo da Felicia Kingsley

Una storia nata dalla quarantena nel panorama strano della pandemia

5)Le indagini del commissario Casabona – Antonio Fusco

6)Una storia solo nostra – Daniela Volonté

Una storia d’amore, per i momenti un po’…nostalgici

7)Annabella Abbondante. Il passato è una curiosa creatura – Barbara Perna

la protagonista è un personaggio curioso e interessante che crea empatia. Una serie di gialli ma anche una bella passerella di situazioni da leggere. Il libro è parte di una serie

8)ll paese dei cuori di fragola – Carolyn Brown, Lorenza Braga

La ricerca di un posto che si possa trasformare nella propria casa

9)La bugia dell’orchidea – Donato Carrisi

La scrittura scorrevole di Carrisi per un nuovo caso dai contorni inquietanti

10)La felicità nei giorni di pioggia – Imogen Clark

Come sopravvivere ai giorni difficili

Antonietta Tagliafierro

Il 2025 è stato per me un anno complesso, intenso, in cui ho letto meno rispetto ad altri periodi della mia vita. Non è stato un anno di accumulo, ma di scelta, quelle poche letture che ho fatto non sono state casuali, mi hanno cercata, chiamata e colpita nel profondo.

“La levatrice” – Bibbiana Cau”

Questo romanzo restituisce dignità a una figura femminile fondamentale, spesso guardata con sospetto, la levatrice. Una donna che conosce il corpo femminile, che accompagna la nascita, che custodisce saperi antichi tramandati di generazione in generazione. In una società che teme ciò che non può controllare, la levatrice è una presenza scomoda. Il libro racconta il valore di una donna che cura, accoglie e resiste, semplicemente facendo il suo lavoro.

“Il velo strappato” – Brunella Schisa

Il romanzo racconta il percorso di una donna educata alla separazione e all’invisibilità, costretta a una vita appartata, lontana dal mondo e dalle sue possibilità. Il velo che la accompagna non è solo un segno esteriore, ma il simbolo di un’esistenza decisa da altri. È una storia di emancipazione lenta e consapevole, in cui una donna smette di adattarsi al silenzio e rivendica il diritto di esserci.

 Artemisia – Alexandra LapierreArtemisia Gentileschi è una donna che ha trasformato il dolore in linguaggio artistico. Lapierre racconta non solo il suo talento, ma la lotta costante per essere riconosciuta come artista in un mondo che la voleva vittima. Artemisia non accetta di essere definita dalla violenza subita, dipinge, afferma sé stessa, si impone. La sua storia dimostra che per una donna creare è spesso un atto di resistenza.

Elisabetta di York – Alison Weir

Elisabetta di York è una donna che ha vissuto nell’ombra del potere, ma ne ha sostenuto tutto il peso. Moglie e regina, è stata usata come strumento politico, chiamata a garantire stabilità e continuità. Weir le restituisce una voce fatta di silenzi consapevoli, di compromessi forzati, di forza trattenuta. Una figura che mostra come anche il silenzio possa essere una forma di sopravvivenza.

Anna Bolena – Alison Weir

Anna Bolena è stata raccontata per secoli come ambiziosa, pericolosa, colpevole. In questo romanzo emerge invece tutta la complessità di una donna intelligente, scomoda, incapace di adattarsi a ciò che le veniva richiesto. Anna paga il prezzo di aver desiderato troppo, di aver voluto essere vista e ascoltata. È una storia che parla di potere, ma soprattutto di quanto sia costato, alle donne, voler contare.

Figlie del vento – Cinzia Giorgio

Questo libro raccoglie storie di donne che hanno scelto la libertà. Donne che hanno viaggiato, rotto confini, rifiutato una vita già scritta per loro. Figlie del vento celebra chi ha avuto il coraggio di andare via, di scegliere sé stessa, di non restare dove le era stato detto di stare. È un libro che parla di movimento, di indipendenza, di autodeterminazione.

Virdimura – Simona Lo Iacono

Virdimura è una donna che ha sfidato il suo tempo, prima donna medico nella Catania del Trecento, ha lottato contro superstizioni, accuse e leggi che non prevedevano spazio per una donna che curava. Attraverso lo studio, il coraggio e una pratica medica aperta a tutti, ha affermato il diritto di curare e di esistere fuori dal silenzio imposto alle donne. Un romanzo che restituisce voce e memoria a una figura che la storia aveva dimenticato.

Daniele Tomatis

Finche non aprirai quel libro – Michiko Aoyama

Questo libro è arrivato in un periodo un po’ cupo della mia vita, un periodo in cui non avevo voglia di leggere perché avevo troppi pensieri per la testa. Però questo libro, preso per caso in libreria, mi ha aiutato a vedere la vita da diversi punti di vista e suggerendo anche modi per affrontare la vita. E mi ha aiutato abbastanza, certo non ha risolto i miei problemi ma mi ha dato dei modi per affrontarli meglio. Immedesimandosi nei personaggi e nelle loro problematiche ti dà la possibilità anche di fare un viaggio interiore per certi versi. Se si sta vivendo un periodo difficile, questo libro può essere un’ ottima medicina per lenire il dolore, è come una carezza su un livido.

Daniela Alampi

La bugia dell’orchidea – Donato Carrisi

Ritorno a Whistle Stop – Fannie Flagg

Un ritorno, gradito, nell’atmosfera di Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop.

Le cose che ci salvano – Lorenza Gentile 

Una storia di come la solidarietà possa trasformarsi in un piacevole boomerang.

I gatti lo sapranno – Giovanni Ricciardi

Un giallo con un protagonista famigliare, l’inizio di una serie.

Il libro delle cose nascoste – Francesco Dimitri

Autore particolare, una storia che esplora amicizie ed esoterismo.

Il bizzarro museo degli orrori – Dan Rhodes

Bizzarro, per chi apprezza lo humour nero.

I cani di strada non ballano –  Arturo Perez Reverte

Una storia umanissima, con protagonisti canini che affascinano.

Nightbird – Lucia Patrizi

Quando l’amore supera l’innaturale per guarire le ferite.

I miei genitori non hanno figli – Marco Marsullo

Consigliato a chi si sente vittima di un amore genitoriale diverso.

Alessia Loggia

 Soulmates – Sophie Simonitti

un retelling romance di Amore e Psiche con una coppia da farfalle dello stomaco

 ⁠Mimica – Sebastian Fitzek

un thriller psicologico mozzafiato con un finale scioccante e che fa riflettere. Consiglio l’audiolibro, lo ascolterete in un’unica seduta come ho fatto io

Not quite dead yet – Holly Jackson

ormai la Jackson è una garanzia. Thriller con un concept originale e interessante, ma vi avverto: pronti con i fazzoletti

Giulietta e Romeo Untold – Alyssa Woods

un dark fantasy retelling di Romeo e Giulietta che mi ha OSSESSIONATA per giorni

Anathema – Keri Lake

il libro più dark che abbia mai letto, fantasy che tratta tematiche davvero importanti e che nonostante scene decisamente forti ne vale la pena

Madame le Commissaire e l’inglese scomparso – Pierre Martin

ne cito uno per rappresentare tutta la serie di Madame le Commissaire, cozy crime ambientato in Provenza di cui non posso più fare a meno

⁠Non sarà la solita estate – Carley Fortune

mi ha sorpresa tantissimo! Tematiche importanti sebbene sia comunque leggero, mi è piaciuto tantissimo lo sviluppo della love story

Come tutti i tuoi colori – Carolina Benelli:

un romance che mi ha fatta commuovere e ha provocato qualche lacrimuccia, Giacomo e Lucrezia mi sono rimasti nel cuore

Your last words – Deborah Cumberbatch

un romance davvero toccante, che nel finale mi ha proprio colpita. La dimostrazione che l’amore attraversa il tempo e qualsiasi barriera

⁠ The serpent and the wolf – Rebecca Robinson

un fantasy che mi ha sorpreso molto! Non avevo alcuna aspettativa, invece una volta iniziato è stato un vortice, non mi sono più fermata; la coppia è pazzesca e anche la componente fantasy soddisfacente

Valeria Lorusso

Il gioco delle ombre – Marta Brioschi

Un giallo dall’intreccio ben strutturato con un protagonista con cui si empatizza immediatamente. Vivamente consigliato.

La levatrice di Nagyrev – Sabrina Zuccato

Storicamente accurato e con un’ambientazione insolita, qui le donne sono protagoniste ma si prendono una rivincita dal patriarcato maschilista grazie a chi con la sua opera vuole rendere la loro vita migliore.

La mela marcia – Alessandro Quadri di Cardano

Un noir con un’ambientazione americana perfetta, neanche per un secondo l’autore mi ha fatto rimpiangere i vari Ellroy, Winslow ecc., maestri indiscussi del genere.

L’enigma del fante di cuori – A. Rispoli/P. Debicke

Un thriller storico con i controfiocchi, ambientazione inglese periodo Orange, un intrigo ben congegnato, tensione sempre in grado di tenere desta l’attenzione di chi legge.

La bastarda degli Sforza – Carla Maria Russo

Caterina Sforza in un ritratto che la rappresenta esattamente come fu: una donna volitiva e indomita, una leonessa in grado di difendersi con astuzia e saggezza.

Il colore viola – Alice Walker

Due sorelle protagoniste di questo bel romanzo in cui ho trovato tanta umanità e figure femminili indimenticabili.

Marmo e fango – Alessandra Giovanile

La storia tra Gianlorenzo Bernini e Costanza Piccolomni, che non conoscevo, mi ha conquistata. Ho conosciuto meglio l’artista e l’uomo insieme a una donna intelligente e capace che trovò il suo riscatto nell’arte.

Da qualche parte al di là del mare – T. J. Klune

Da qualche parte al di là del mare – T: J: Klune – Mondadori

Da qualche parte al di là del mare. Arthur Parnassus vive una bella vita costruita sulle ceneri di una brutta vita. È il direttore di uno strano orfanotrofio su un’isola lontana e spera di diventare presto il padre adottivo di sei bambini magici che vi abitano. Nessuno di loro deve provare quel dolore che lui stesso ha provato da bambino. A fianco ha il suo grande amore, Linus Baker, ex assistente sociale del Dipartimento della Gioventù Magica; e ci sono Zoe Chapelwhite, spiritello dell’isola, e la sua fidanzata, la sindaca Helen Webb. Tutti loro faranno di tutto per proteggere i bambini e Arthur si trova a condurre una battaglia perché la sua famiglia, e tutte le persone magiche, abbiano finalmente il futuro che meritano. Ma le ombre del passato e l’arrivo di un altro bambino minano le sue certezze: la sua famiglia crescerà più forte che mai o cadrà a pezzi? (altro…)

Natale con Jane Austen – Jessica Bull

Natale con Jane Austen – Jessica Bull – Piemme

Natale con Jane Austen. Hampshire, inverno del 1798. Il Natale è alle porte, ma alla canonica di Steventon l’allegria sembra rimasta intrappolata nel gelo. Con i fratelli lontani e troppe serate davanti al camino, Jane Austen teme che le feste si riducano a un infinito susseguirsi di tè, sbadigli e canti stonati. Finché non inciampa in uno scheletro ben nascosto in cantina. Altro che tombola di famiglia: finalmente qualcosa di davvero interessante! Nel villaggio si diffonde la voce che possa trattarsi di Mary Ellen, giovane scomparsa misteriosamente subito dopo il matrimonio, il cui fantasma si dice abiti i boschi circostanti. Dicerie, certo, ma Jane sa bene che dietro ogni pettegolezzo si nasconde un granello di verità, e forse anche un delitto. Tra balli a lume di candela, tazze di punch bollente e gentiluomini che sanno corteggiare (ma non sempre essere onesti), Jane si ritrova invischiata in un intrigo degno dei suoi futuri romanzi. E mentre la neve cade silenziosa, la mente più acuta dell’Hampshire è pronta a dimostrare che non c’è niente di più festivo di un mistero da risolvere sotto il vischio. (altro…)

La bugia dell’orchidea – Donato Carrisi

La bugia dell’orchidea – Donato Carrisi – Longanesi

La bugia dell’orchidea. Immagina un’alba d’estate. Immagina l’aria immobile della campagna, l’odore dei campi, il frinire dei grilli. Immagina il buio che arretra all’invasione del giorno. Immagina ora un casale rosso, solitario in mezzo al nulla. Immagina di scorgere biciclette da bambini e giocattoli sulla ghiaia, panni stesi ad asciugare, galline e conigli, un moscone sopra un secchio. Immagina il silenzio. Un silenzio che non sembra appartenere a questo mondo. Un silenzio interrotto all’improvviso da un urlo disperato. C’era una volta la famiglia C., tre figli piccoli e due genitori amorevoli. C’era una volta la famiglia perfetta, e ora non c’è più. Cos’è accaduto dentro il casale rosso in quella calda notte d’agosto? Immagina qualcosa di terribile e crudele. Immagina che esista solo un possibile responsabile. L’unico sopravvissuto. Immagina di avere la verità proprio davanti agli occhi. Ogni dettaglio combacia, ogni indizio è allineato e c’è una sola spiegazione. Non puoi sbagliare. Hai tutte le risposte. Ma ciò che proprio non puoi immaginare è che questa non è la fine della storia. È l’inizio. (altro…)

Sirene senza enigmi – Mariano Rizzo

Sirene senza enigmi – Mariano Rizzo – Besa Muci

Sirene senza enigmi. Napoli, 1897. Un uomo dai modi pomposi e dal gilet sgargiante nascosto sotto una redingote nera si aggira per le strade della città. Dice di chiamarsi Sebastian Melmoth, ma mente: dietro quel nome si nasconde il celebre scrittore Oscar Wilde. Sfiancato dagli anni di prigione e in fuga da un amore spezzato, è approdato a Napoli in cerca di redenzione. Ma ad attenderlo trova solo il disincanto di una borghesia volgare e le ombre della propria disfatta. Finché un giovane pescatore – l’unico ad avergli mostrato umanità – viene ritrovato morto in circostanze misteriose. Wilde si lancia in un’indagine improvvisata, tra catacombe e teatri dimenticati, modisterie raffinate e cimiteri in rovina. Cosa nascondeva quel ragazzo dall’animo apparentemente candido? E cos’è la misteriosa Tomba della Sirena, al centro di una spirale di segreti e ossessioni? Braccato da presenze minacciose, Wilde si renderà conto che c’è un solo, doloroso modo per risolvere il caso: scendere sempre più a fondo, fino a trovarsi di fronte al volto sfigurato di Napoli, nel quale sembra riflettersi la sua stessa anima. A metà strada tra brillante poliziesco e raffinato esperimento metaletterario, Sirene senza enigmi offre un ritratto inedito ma plausibile di uno degli autori più amati e disprezzati della letteratura, in una città che genera e custodisce infinite storie. (altro…)

Artemisia – Alexandra Lapierre

Artemisia – Alexandra Lapierre – E/O

Artemisia. Roma, anno 1611. In una bottega del quartiere degli artisti, la giovane pittrice Artemisia cerca di mostrare a tutti il suo talento, ma il suo nemico più grande è proprio suo padre: il grande pittore Orazio Gentileschi. Un uomo possessivo, geloso, il padre vorrebbe celare la bellezza sensuale e le abilità della figlia. Ma il destino ha altri piani: Agostino Tassi, collaboratore e amico del padre, violenta Artemisia. Dopo un processo per stupro, scandaloso per l’epoca, iniziano una serie di scontri tra padre e figlia, in cui i ruoli di vittima e vincitore continueranno ad alternarsi. Artemisia è il dramma di una passione folle, della tenerezza e dell’odio, di due creature intrappolate dai legami di sangue. Ma soprattutto è l’avventura di una delle prime pittrici della storia, una donna che infranse tutte le regole per conquistare la gloria e la libertà. (altro…)

Intervista di Chiara Valerio a Nadeesha Uyangoda su Radio3

Intervista di Chiara Valerio a Nadeesha Uyangoda su radio3, Rubrica “L’isola deserta”

22 novembre 2025

intervista completa disponibile al seguente link:

https://www.raiplaysound.it/audio/2025/11/Lisola-deserta-del-22112025-e714c6ba-49b7-484c-a721-6b459f001c16.html

Ospite di Radio 3, intervistata dalla scrittrice Chiara Valerio, l’autrice immagina la propria “isola deserta” come un luogo tropicale, ricco di vegetazione e segnato da una pioggia continua, un paesaggio che riflette un rapporto intenso e non addomesticato con la natura.

Nel corso della conversazione Valerio invita l’autrice a riflettere su cosa sia cambiato in Italia rispetto al periodo in cui ha pubblicato L’unica persona nera nella stanza. L’autrice osserva che, a distanza di circa cinque anni, il clima culturale italiano appare in parte contraddittorio rispetto a quel periodo di maggiore apertura e possibilità. Secondo lei, il modo in cui viene raccontato “l’altrove” è cambiato: oggi prevale di nuovo uno sguardo europeo e occidentale, mentre si è ridotta l’attenzione verso narrazioni più complesse su razzismo, differenza e multiculturalismo.

In questo contesto, Acqua sporca nasce come un tentativo di resistenza a questa contrazione dello spazio narrativo. Il libro prova a tenere aperto un dialogo tra l’Italia e lo Sri Lanka, tra Occidente e Oriente, consapevole di muoversi da un punto di vista europeo ma collocandosi su una linea di confine, tra “di qua” e “di là”. È uno sguardo che attraversa l’altrove, il presente, la storia e la dimensione collettiva, nel tentativo — forse imperfetto, ammette l’autrice — di restituire una prospettiva più articolata.


Memoria e paese immaginario

L’autrice riflette anche sul ruolo centrale delle donne nella costruzione simbolica di un paese, soprattutto attraverso l’esperienza della famiglia. Valerio le chiede su come sia possibile scrivere dello Sri Lanka in lingua italiana e se, in fondo, non si finisca inevitabilmente per scrivere anche dell’Italia.

L’autrice risponde che lo Sri Lanka che racconta nei suoi libri non è un paese “reale” in senso documentario.  Come è l’India per Salman Rushdie, è piuttosto uno spazio immaginato, una geografia letteraria costruita a partire dalla memoria, dal desiderio e dall’invenzione. Come accade anche per altri luoghi presenti nella sua scrittura, non si tratta di una restituzione fedele dei ricordi o di un territorio oggettivo, ma di una realtà reinventata.

In questo senso lo Sri Lanka diventa uno spazio quasi magico o utopico: una terra del desiderio, una patria interiore che rimane nascosta in una zona profonda della memoria, come un luogo ideale, distante ma potentissimo, a cui si continua a tornare attraverso la scrittura.

L’autrice chiarisce che il suo racconto nasce sempre dal punto di vista di chi ha attraversato un confine e ha lasciato un paese. È uno sguardo inevitabilmente segnato dall’esperienza dell’attraversamento, dalla distanza e dalla consapevolezza che ne deriva. Raccontare un luogo, per lei, significa farlo attraverso questa posizione intermedia, mai completamente interna né del tutto esterna.

Si interroga anche sulla possibilità di raccontare l’Italia dallo Sri Lanka. Forse, osserva, sarebbe possibile proprio perché l’Italia è il contesto in cui ha vissuto, che conosce a fondo dal punto di vista sociale, culturale e politico, e in cui si sente radicata. Tuttavia, resta il dubbio che tutto questo possa essere espresso davvero in un’altra lingua.

Per l’autrice, infatti, ciò che radica una persona non è soltanto un territorio o un’idea astratta di casa, ma prima di tutto la lingua. È la lingua a creare un legame profondo con un paese, ancora prima della cittadinanza o dell’appartenenza geografica. In questo senso, afferma di vivere e abitare l’italiano: è l’italiano la lingua che la tiene ancorata, quella che definisce il suo rapporto più intimo con il luogo in cui vive.


Famiglie, diaspora e narrazione collettiva

Nel libro emerge anche il tema delle famiglie immaginarie, che si affiancano a quelle reali, e da qui nasce una riflessione sulla dimensione stessa di un paese. Valerio le chiede cosa significhi raccontare una nazione: se sia qualcosa di paragonabile a un luogo con poche migliaia, o addirittura centinaia, di abitanti, e come cambi questa percezione per chi scrive in italiano ma porta con sé un retaggio fatto di donne, cultura e magia — una parola a cui è particolarmente legata.

La questione, suggerisce Nadeesha, non è soltanto geografica o numerica, ma riguarda l’ordine di grandezza con cui si immagina un paese. Lo Sri Lanka, nella sua scrittura, può assumere le dimensioni di un piccolo paese, quasi come un borgo delle Langhe, uno spazio raccolto e riconoscibile, più che una grande entità astratta.

In questo senso, il suo lavoro sembra mostrare come, attraverso la lingua italiana, sia possibile ridimensionare l’idea stessa di nazione e mettere in discussione le gerarchie tra centro e periferia. L’autrice porta così in italiano una consapevolezza precisa: quella di appartenere a paesi che non sono stati grandi potenze coloniali e che, proprio per questo, possono essere raccontati in una scala più umana, intima e quotidiana.

L’autrice precisa però che lo Sri Lanka, pur essendo un’isola di dimensioni contenute, conta oltre venti milioni di abitanti, un dato che da solo mette in crisi l’idea di “piccolezza”. A questo si aggiunge un altro elemento decisivo: una diaspora vastissima, distribuita in molte parti del mondo. Le migrazioni, spesso forzate, sono state il risultato di decenni di guerra civile, di calamità naturali e di una lunga storia di dominazioni coloniali.

Questa dispersione ha trasformato profondamente il paese, che non può più essere pensato solo come uno spazio geografico circoscritto. Lo Sri Lanka, osserva, si estende ormai ben oltre i propri confini fisici: è presente negli Stati Uniti, nel Nord Europa, in Italia, in Australia. L’attraversamento continuo delle persone ha reso il paese, paradossalmente, enorme, perché diffuso quasi sull’intero globo.

Magia, femminile e identità sul confine

Di conseguenza, anche l’immaginario legato allo Sri Lanka non resta confinato all’isola, ma si ramifica altrove, intrecciandosi con altri luoghi, altre lingue e altre storie. È per questo che l’autrice ha scelto di aprire il romanzo con un esergo tratto da La luna e i falò: un richiamo esplicito al tema del ritorno, dello sradicamento e del legame persistente con un luogo che continua a esistere soprattutto attraverso la memoria e il movimento.

Questa dimensione espansa dello Sri Lanka viene ulteriormente amplificata da un elemento magico e mitico che attraversa il libro. Il paese non è soltanto uno spazio quotidiano, ancorato alla realtà, ma diventa un mondo capace di trascenderla, spingendosi verso una dimensione altra, quasi ultraterrena. È un luogo irreale e fantastico che, proprio perché tale, non conosce confini.

Al centro di questo intreccio c’è  il racconto di una donna e delle donne che la precedono e la accompagnano. Attraverso di loro, la scrittura interroga il significato del femminile e il modo in cui l’identità si forma, si trasmette e si trasforma nel tempo, tra memoria, mito e invenzione.

Lingua e identità

L’autrice racconta di essere grata a chi, prima di lei, ha esplorato la lingua e il racconto di luoghi attraversati dalla storia coloniale. Lei stessa ha provato a immergersi in uno Sri Lanka che ha vissuto dominazioni portoghese, olandese e inglese, osservando come la lingua locale si sia trasformata a ogni passaggio e come, nei processi migratori, anche il lessico familiare possa modificarsi, assumendo nuove sfumature e significati.

Questa attenzione alla lingua l’ha condotta a ricerche teoriche, tra cui alcune riflessioni di Jacques Lacan sulla struttura dell’inconscio, vista come un ordine simile a quello linguistico: una “lingua bucata”, che può presentare disallineamenti e aperture verso mondi inattesi. In questo senso, la lingua evocata dalle donne del romanzo diventa uno spazio delicato e complesso, che consente di esplorare le connessioni tra memoria, identità e possibilità di esprimersi, anche nei momenti in cui i legami tra le donne stesse risultano fragili o incerti.

Le protagoniste del romanzo, osserva l’autrice, portano con sé uno spirito in parte disallineato, che le rende spesso incapaci di radicarsi nel presente. Questa tensione produce un senso di urgenza costante, un desiderio di spostarsi altrove, di cercare nuovi luoghi e nuove esperienze, che attraversa le loro vite e condiziona le relazioni tra di loro.

Letteratura

L’autrice riconosce che il suo lavoro si confronta idealmente con romanzi molto diversi tra loro, e che queste letture hanno influenzato la struttura del libro, costruito attraverso voci multiple: alcune in terza persona, altre in prima. Un riferimento importante è rappresentato da scrittrici del cosiddetto movimento post-coloniale, come Forna, autrice di Le pietre degli antenati, che mette a confronto diverse donne di una stessa famiglia attraverso le generazioni. In questo modo, la narrazione diventa collettiva: ogni voce contribuisce a raccontare una storia familiare più ampia, creando un tessuto che intreccia memoria, identità e legami tra donne. L’autrice richiama anche esempi di narrativa che l’hanno ispirata, come alcuni romanzi di scrittrici dell’America latina in cui diverse donne — sorelle, figlie, nipoti di una stessa famiglia — raccontano insieme la storia familiare, i poteri magici e le vicende della migrazione. Queste opere, tradotte anche in italiano, mostrano come una narrazione collettiva possa intrecciare memoria, mito e quotidianità.

Un libro che cita e che definisce straordinario appartiene invece ad una scrittrice nigeriana, Acquadolce di Akwaeke Emezi chedescrive una bambina che nasce con spiriti interiori, rappresentati da tre serpenti, e che racconta la propria vita in prima persona plurale. Questo espediente narrativo, pur richiamando la tradizione di storie familiari magiche e collettive, crea un effetto diverso: mette in luce la relazione tra individuo e comunità, tra memoria personale e memoria condivisa, introducendo una prospettiva unica e originale all’interno del racconto.

L’autrice spiega come il romanzo tenti di integrare elementi di questa tradizione letteraria per costruire una storia collettiva, sempre collocata su un confine tra mondi. Le donne presenti nella narrazione si muovono tra due realtà: quelle che appartengono a un mondo “altro” e quelle radicate nel mondo occidentale. Le due prospettive si contrappongono, creando una sorta di antitesi tra due strutture esistenziali diverse, entrambe ugualmente valide.

Da un lato c’è lo sguardo occidentale, legato all’Europa e alla razionalità, percepito come più “civile” e intellettualmente accettabile; dall’altro lato ci sono persone che credono negli spiriti, nella magia, nei demoni: tradizioni che spesso vengono considerate incivili o delegittimate. Nel romanzo, invece, entrambe le forme di visione del mondo convivono, coesistono e si intrecciano, mostrando come identità e memoria possano svilupparsi in uno spazio in cui mondi diversi dialogano senza sottomettersi l’uno all’altro.

Cittadinanza

L’identità, osserva l’autrice, si definisce soprattutto attraverso la lingua, che però è “bucata” e indefinibile, portando con sé aperture e disallineamenti. Durante il podcast “L’isola deserta”  di Radio 3, Chiara Valerio sottolinea come questo spazio immaginario — un angolo trasformato in isola tropicale di pioggia — ricordi lo Sri Lanka. Valerio nota come il libro L’unica persona nella stanzasi collochi tra i più interessanti della narrativa italiana degli ultimi dieci anni, perché esplora il pensiero magico e le possibilità della letteratura in modo unico. Come sottolinea Chiara Valerio, a  differenza di altre analisi storiche o sociologiche, la letteratura può sancire la trasformazione dei mondi contadini, la rivisitazione delle superstizioni, come già accadeva in alcune opere degli anni Cinquanta. In questo senso, si possono tracciare dei paralleli con Carlo Levi e Cristo si è fermato a Eboli, che documentava la realtà rurale con occhi contemporanei e analitici.

L’autrice osserva come l’essere italiani venga spesso percepito come un concetto immutabile, ancorato alla storia e destinato a ripetersi nel tempo. Richiama la legge 91 del 1992, che in realtà si fonda su principi risalenti all’inizio del secolo, quando la cittadinanza aveva significati molto diversi da quelli attuali. Secondo lei, invece, la cittadinanza e l’essere cittadini italiani sono in continua evoluzione e non possono essere rigidamente fissati nella storia. Eppure, persiste la tendenza a definire l’italianità come legata alla patria, alla famiglia o alla religione, come se non potesse emanciparsi da questi legami. La cittadinanza, sottolinea, sfugge da sempre a categorizzazioni rigide: è un concetto dinamico, che evolve insieme alle persone e alle società, resistendo a definizioni semplicistiche. Per l’autrice, non appartenere all’italianità in senso tradizionale significa riconoscersi non solo come cittadini di una singola patria, ma come legati a più luoghi e culture. Stare su un confine diventa centrale: appartiene a più lingue, più territori, e proprio in questa posizione di frontiera si sostanzia il suo essere italiana.

Riconoscere questa pluralità, osserva, implica rifiutare l’idea di un’appartenenza esclusiva o totale. Anche senza la cittadinanza italiana, o pur possedendola, l’identità non può ridursi a un’unica nazionalità: è invece costruita attraverso il dialogo tra mondi diversi, tra memoria e lingua, tra il qui e l’altrove.

Il libro che porta sull’isola deserta e l'”Isola mondo”

Sull’isola deserta l’autrice porta con sé il libro che più rappresenta il concetto di “isola-mondo”: Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez. Racconta che quando ha scritto del suo Sri Lanka nel romanzo, la pioggia incessante che caratterizzava le sue descrizioni non l’ha fatta pensare a Macondo, ma proprio alla sua esperienza dell’isola: una pioggia continua, che cadeva sulla terra, sulle foglie e sui corpi, capace di protrarsi per mesi e che, per lei, definiva l’essenza del luogo.

Cent’anni di solitudine, osserva, è un libro che trascende la geografia: pur collocandosi in un contesto preciso, abbatte le barriere e rende l’isola simbolicamente il mondo intero. L’autrice ricorda di aver letto una delle ultime traduzioni italiane, che, secondo lei, risultava perfettamente adatta a trasmettere la densità e la magia dell’opera originale.  L’autrice osserva che, invece, nelle vecchie traduzioni italiane di Cent’anni di solitudine alcune immagini originarie sono state alterate: non ci sono più gli alberi tipici dell’America Latina né i paesaggi originali descritti da García Márquez. Al loro posto, la traduzione introduce elementi più generici, in modo da rendere l’isola adattabile a lettori di contesti diversi. Tuttavia, sottolinea, il bello dell’isola non sta nel doverla spiegare o giustificare: è un luogo da accettare per la sua natura selvaggia, per la vegetazione che cresce spontanea e rigogliosa.

Chiara Valerio osserva che gli abitanti di Macondo, nel romanzo di García Márquez, sono ciechi e non vedono il mare che si trova a pochi passi. Chiede all’autrice perché questa cecità risulti così affascinante.

L’autrice spiega che gli abitanti di Macondo credono che l’isola rappresenti il mondo intero. Il mare, che costituisce il primo vero confine, ritorna anche in Acqua sporca, dove simboleggia un’altra sponda, un luogo in cui approdare. Analogamente agli abitanti dello Sri Lanka descritti nel suo romanzo, molti non conoscono il mare: esso non fa parte della loro geografia immediata, ma diventa un elemento narrativo per collegare mondi diversi e aprire la possibilità di un altrove.

Quando finalmente si giunge a questo altrove, il mondo che si incontra non corrisponde sempre a quello sognato; per questo gli abitanti tendono a considerare l’isola come il mondo intero, un luogo completo e autosufficiente, pur nella sua limitatezza.

Clarissa De Rossi 

Acqua sporca – Nadeesha Uyangoda

Acqua sporca – Nadeesha Uyangoda – Einaudi

Acqua sporca. Dopo trent’anni trascorsi in Italia, Neela ha deciso di tornare in Sri Lanka. Come l’attrazione gravitazionale della Luna, questa scelta genera maree che si ritirano dalle coste della sua famiglia, scoprendo ansie radicate nelle menti e spiriti ancestrali imprigionati nei corpi. Sull’isola, sua sorella Himali cresce una figlia sul modello di un ideale politico, con un marito fantasma, ex militante comunista immigrato senza documenti in Europa. Pavitra, la sorella più piccola, alle spalle un matrimonio insapore, si aggira come uno spettro in un appartamento non suo, soffrendo la povertà che l’ha costretta a dare in pegno l’unica ricchezza che possedeva. Ayesha, la figlia di Neela, vive a Milano una vita sgretolata, precaria, senza mai riuscire a «trovare né la soddisfazione morale né la compensazione economica». Una storia famigliare ambientata tra il presente e il passato, tra due spazi geografici che sradicano e frammentano, tra un Paese in cui è difficile provare a realizzare i propri sogni e uno in cui la magia e il mito pervadono ancora ogni cosa. (altro…)

error: Questo contenuto è protetto!