
I giorni di vetro. Redenta è nata a Castrocaro il giorno del delitto Matteotti. In paese si mormora che abbia la scarogna e che non arriverà nemmeno alla festa di San Rocco. Invece per la festa lei è ancora viva, mentre Matteotti viene ritrovato morto. È così che comincia davvero il fascismo, e anche la vicenda di Redenta, della sua famiglia, della sua gente. Un mondo di radicale violenza – il Ventennio, la guerra, la prevaricazione maschile – eppure di inesauribile fiducia nell’umano. Sebbene Bruno, l’adorato amico d’infanzia che le aveva promesso di sposarla, incurante della sua «gamba matta» dovuta alla polio, scompaia senza motivo, lei non smette di aspettarlo. E quando il gerarca Vetro la sceglie come sposa, il sadismo che le infligge non riesce a spegnere in lei l’istinto di salvezza: degli altri, prima che di sé. La vita di Redenta incrocia quella di Iris, partigiana nella banda del leggendario comandante Diaz. Quale segreto nasconde Iris?
RECENSIONE a cura di Massimiliano Mascalzi
Gli uomini protagonisti sono in misura nettamente inferiore, muoiono praticamente tutti e in molti casi vien da dire meno male o, come sentenzia il padre di Redenta:
“ Bene! Meglio avere i pantaloni rotti nel culo che culo rotto nei pantaloni – concludeva mio padre.”
Perché poi alla fine della fiera in guerra è pure questione di fortuna o, meglio ancora, di cogliere l’attimo.
I giorni di vetro è anche un romanzo di resilienza, lo ha spiegato la stessa autrice, sebbene la parola non compaia mai. Dal mio punto di vista, personalissimo, di lettore è stato un bene, non ho mai amato particolarmente quei romanzi storici ambientati nei secoli precedenti dov’è ricorrente un notevole utilizzo di vocaboli entrati da troppo poco tempo nell’uso comune, e francamente non so quanto il termine resilienza potesse essere usato durante il fascismo, almeno nel suo attuale significato psicologico e benché di resilienza ce ne fosse un gran bisogno.

Insomma se è vero che in guerra può succedere di tutto nei Giorni di vetro viene certificato.
“Me lo dovevo figurare che era lui, sicuro:
lui con la sua cieca smania di giustizia, matto duro, spavaldo, solitario.E sventurato.
Cosa poteva meravigliarmi, ormai, in questa guerra dove anche il diavolo si era fatto frate?”
La maggior parte del tutto accade alle due protagoniste, e se le disgrazie di Redenta avvengono suo malgrado quelle di Iris la nostra se le va anche un po’ a cercare col lanternino:
“Convoco i compagni, annuncio che ho un programma per sequestrare Vetro.
Sono stupiti, da giorni non do segni di vita.
Ma sono anche curiosi”.
E se è vero, inutile prenderci in giro, che le donne sono portatrici sane di resilienza il romanzo le sottopone a prove durissime. Prove a cui Redenta e Iris reagiscono in modo diverso, la prima passivamente ma, attenzione, seguitelo questo personaggio perché merita, vi sorprenderà, specie se non disdegnate l’attesa dell’inaspettato.
Iris ha un approccio più diretto ai problemi, tende a prenderli di petto se non, come accennato, andarli proprio a cercare, l’empatia con lei è meno immediata ma datele una chance e saprà stupirvi, specie nel finale…certo che ve sto a raccontá proprio tutto, meno male che gli spoiler li ho annunciati con la tromba come la cavalleria.
A chi consigliare la lettura?
Beh se volete straziarvi fa per voi, non dico il top della gamma ma ci andiamo molto vicini, ci stanno persino i fratellini di Redenta morti alla nascita ( attenzione spoiler in arrivo, ma va?) che ogni due per tre le compaiono davanti e con i quali lei disserta pacatamente.
Se invece siete in cerca del romanzo estivo da ombrellone, quello sul quale disquisire col bagnino lettore, ecco forse I giorni di vetro non è esattamente il non plus ultra.
Quanto a me devo riconoscere che leggendo Il valore affettivo, opera prima di Nicoletta Verna, l’avevo un po’ sottovalutata. In questo romanzo, a parte la scrittura che risulta più incisiva probabilmente anche grazie all’uso generoso del dialetto, che l’autrice, essendo di Forlì, ovviamente conosce, c’è proprio un cambio di passo, nella costruzione dei personaggi; e sebbene la doppia voce narrante mi abbia inizialmente smarrito ingarbugliando secondo me un po’ la storia alla fine tutto riesce a legare compreso il commovente e liberatorio epilogo.